2000 - 2013

TREDICI ANNI DI IMPEGNO PER LA CITTA'








NUCLEARE: I DUBBI DI DUE VESCOVI, PERICOLI EVIDENTI. SERVE RIFLETTERE


(ASCA) - Roma, 21 mar - Dopo la crisi della centrale di Fukushima, in Giappone, il dibattito sul ritorno italiano al nucleare si accende anche nella Chiesa italiana. Due vescovi, interpellati dall'agenzia Adista, non nascondono i loro dubbi. Per mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo e membro della Commissione Cei per le Migrazioni, su un tema che tocca ''direttamente la vita della gente bisogna riflettere senza lasciarsi prender la mano dalle reazioni emotive, soprattutto senza creare allarmismi o panico''. ''La scelta piu' corretta in merito all'opzione nucleare - per l'ex-sottosegretario della Cei - e', allora, quella di discutere della questione alla luce del sole, senza allarmismi ingiustificati e senza pregiudiziali di alcun genere'' e soprattutto tenendo fermi alcuni punti inderogabili: ''il problema energetico va affrontato senza pigrizie e senza concedere favori a nessuno; ogni scelta strategica deve rispettare le aspettative e le necessita' di tutti i popoli, soprattutto di quelli ancora in via di sviluppo; le soluzioni adottate devono rispettare l'ambiente perche' trasformare il mondo in una pattumiera significa porre le premesse per distruggere, con la Terra, l'uomo stesso''.
Per mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia e presidente di Pax Christi Italia, ''al di la' del dibattito possibile sulla competitivita' economica che il nucleare civile assicura, e' evidente a tutti quanto sia difficile ancora oggi il controllo di questa fonte di energia''. Dunque, spiega il presule, ''e' opportuno affermare che la scelta del nucleare non e' sullo stesso piano della scelta di promuovere fonti energetiche alternative''. Allargando il discorso, mons. Giudici ricorda che ''vi e' una corsa ad accaparrare beni essenziali come l'acqua e ci avviciniamo al referendum a proposito della privatizzazione degli acquedotti. Questi beni, acqua, terra, aria, sono di tutti o di chi se li puo' assicurare con il denaro o con la forza?... L'attenzione dei credenti al rispetto della vita in tutto il suo dispiegarsi e la capacita' di organizzarsi per denunciare le situazioni in cui essa viene calpestata ci offrono un ulteriore spunto di riflessione''.

GIANNA: LOTTA DI UNA DONNA. DAL POLESINE AL MEZZOGIORNO D'ITALIA


Ha indubbiamente catturato l'attenzione del pubblico presente Gero Grassi, parlamentare e Membro della Direzione Nazionale del PD, giunto a Vercelli per presentare il suo ultimo libro dal titolo "Gianna: lotta di una donna. Dal Polesine al Mezzogiorno d'Italia".
Un libro - come ha detto nell'introduzione Ugo Breddo di Alleanza per Vercelli, l'area civica di impegno politico promotrice dell'incontro - diverso da quelli di molti politici odierni che raccolgono solamente gli ultimi discorsi e documenti della loro attivitrà; con questo libro invece ci si trova di fronte ad un avvincente romanzo ricco di fatti, di storia e anche di politica.
A Filippo Campisi, Consigliere comunale del PD, è spettato il compito di presentare il libro, che utilizza un linguaggio nuovo per parlare di politica e dei problemi della gente. L'on. Grassi ha quindi tratteggiato alcuni personaggi del libro, taluni reali altri di fantasia come la protagonista la dottoressa Gianna Ciarchi, che ha fatto un percorso inverso rispetto a quello di tanti emigranti giungendo a Terlizzi in Puglia dal Polesine. Gianna, una donna che ha lottato per tutta la sua vita da povera orfanella sino all'impegno politico per la sua città adottiva, contro il vecchio modo di far politica.
Dalla protagonista a Carmela "La capitana", un'anziana donna che non voleva farsi visitare da Gianna, perchè non sapeva che i dottori fossero anche donne, poi altri fatti e personaggi fino alla figura del grande Aldo Moro di cui Gero Grassi è una grande conoscitore.
Si è parlato di politica e dei problemi dell'odierna politica in un modo inusuale ed avvincente, diverso dalla politica cui oggi siamo spesso abituali spettatori. Una politica che deve dare speranza e futuro ai giovani investendo su di essi in primo luogo.

17 MARZO FESTA NAZIONALE


Quando si parla di Unità Nazionale non ci dovrebbe essere nulla da discutere. Dovremmo essere tutti uniti e compatti, indipendentemente dai colori politici.
Gli unici colori da rispettare dovrebbero essere quelli della bandiera italiana.
La Lega Nord, benché faccia parte del Governo Nazionale, assume posizioni assestanti, ribadendo, anche con atti forti, la propria posizione politica “separatista”.
Il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto legge con il quale si stabilisce che il 17 marzo prossimo, data simbolo dei 150 anni dell'Unità d'Italia, sarà Festa Nazionale, con tutti gli effetti civili che ne derivano. Tuttavia vale la pena ricordare, se non altro per la storia, che la decisione non è stata presa all’unanimità, in quanto tre Ministri hanno espresso la loro riserva. Sono tutti rappresentanti della Lega Nord: Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, che contestano la scelta di festeggiare con l'astensione dal lavoro.
Polemiche non sono mancate neppure nel mondo della scuola, visto che il Ministro dell’Istruzione Gelmini aveva fatto richiesta di tenere le scuole aperte il 17 marzo. Il Consiglio dei Ministri, tuttavia, ha preso una saggia decisione, optando per la chiusura delle scuole e dando la possibilità ai ragazzi di seguire gli eventi che saranno organizzati per l’occasione.
Non si può polemizzare sempre e vivere male tutti i processi che celebrano l’Unità d’Italia. La Lega è partita dalla secessione per approdare al federalismo, ma conserva ancora atteggiamenti poco consoni a chi occupa ruoli importanti all’interno del Governo nazionale.
Non si può camuffare il proprio sentire. Ogni qual volta c’è da esprimersi su decisioni che tengano il Paese unito, attraverso la coesione sociale o più semplicemente attraverso eventi celebrativi, la natura della Lega viene fuori.
Il Centrodestra è ostaggio di questa realtà, che ha contribuito a rafforzare. A farne le spese sono i cittadini che vivono in tutte quelle regioni in cui la Lega non ha radici, perché troppo lontane dal Nord.
On. Gero GRASSI
Direzione Nazionale PD